Guarire
come di una malattia
da un po’ di felicità
il sapore di convalescenza
come quello
di una fine
da molto sperata.
Mi piace
la tua pelle asciutta
gli occhi
ostinati ritrosi
fanciulli
gli interventi
inopportuni
i sorrisi
come rimuovi
vecchiaia
e felicità
i fragili propositi
di non morire.
Così bella,
la pelle piena,
non lo sarai più:
e, mai, per me.
Corri farfallina.
La tua arroganza elegante,
la sapienza gentile
non basteranno
a farci incontrare.
Corri sirenetta.
E
alla fine
dei botti
pacche
urla
vino,
il bisogno
reale
di carezze:
il rimpianto
di non averle date
con discrezione,
in silenzio;
la tenerezza
sperduta
del mio computer
che non riconosce,
davvero,
la data
e,
chissà perché,
segna:
4 gennaio 1980.
Alla deriva
del canto dei grilli
i nodi si sgonfiano
come zampogne silenziose
è un attimo
l’azzurro del sogno
né so spiegarmi
perché sono ostile
al canto del gallo,
al profilo delle montagne,
ai passi sulla ghiaia,
al tuo ricordo:
forse,
con indulgenza,
a me.
Questi muri
di mattoni rossi
uniscono
spazi infiniti.
Ecco
da te voglio
lo spazio per l’amore
nel tuo cuore
cervello
sesso